Credevo fosse donna .... parte 2 - Napoli Trasgressiva

Credevo fosse donna .... parte 2 - Napoli Trasgressiva

Tutte le ragazze richiamarono tantissimi ragazzi da tutti i paesi e le città vicine , che assieme alle relative ragazze delle compagnie inondarono letteralmente la piazzetta di gente e di tante tante possibili nuove conquiste dal mio punto di vista. Ma come spesso capita le mie attenzioni ed energie furono tutte per lei, Sonia. Era al bar perchè la settimana prima in trasferta l'avevano placcata rompendole la caviglia, perciò suo malgrado era fra la cassa e le prime spinatrici. Fra tutte spiccava per il fisico che trovavo magnifico, bello sodo , non troppo alta , seno massimo una taglia del mio proporzionato al corpo ma ciò che mi faceva esaltare ancora più era l'outfit, veramente rock'en roll: anfibi, gonna di pelle, t shirt nera strappata ed i capelli tutti rasati ai lati con una moicana progressiva , abbastanza scalata, col trucco marcato ma non troppo pesante. Stetti molto al bancone quella sera poichè una mia amica s'era messa a fare giri su giri di shottini per una promozione avuta al lavoro, e come diceva lei senza dare il culo o fare giri sotto la scrivania. Poi non si stava male, gente fissa al bancone c'eravamo quasi solo noi, tutti quanti bene o male ordinavano e tornavano nella mischie dalle rispettive compagnie. Così ebbi molto tempo per poter scambiare frequentemente battutine con Sonia, che squadravo ogni volta che mi faceva un sangue incredibile , solo che coi baristi/e non ho mai avuto fortuna, non capendo bene dove inizia e dove finisce la cortesia professionale . D'altronde loro stanno lavorando quindi in una serata non ho mai capito queste dinamiche. Qui era una cosa diversa , lei non era una barista professionista però cmq doveva servire gente che beveva come vichinghi, manco a pinte, a litrate direttamente, quindi da fare ne aveva. Vedevo che ricambiava e che ogni tanto anche lei buttava l'occhio, anche perchè la squadravo maniacalmente appena possibile. Inoltre per vederla appositamente di più ero fronte al bancone , con la mia amica in mezzo così ascoltavo lei parlare e tenevo d'occhio Sonia allo stesso tempo, potere del multitasking. Nel mentre della serata le peggio storie che sentivo dalle amiche dai relativi fidanzati o mariti mi stavano facendo deprimere, non per altro ma proprio per le situazioni in cui le galline ( ci chiamiamo cosi attualmente , prima era "le troie" ma dei caga cazzo di fidanzati hanno avuto da ridire ed apriti cielo) si mettevano. Sentendo che peggioravano anche come dinamiche l'unica cosa che riuscii a dire fu:" siete masochiste e sadiche!". Fu solo peggio. Inconsciamente sapevo perchè: la mia attuale vita in movimento e divertimento con altre persone , indipendentemente che fossero ragazze, le aveva tutte messe in crisi. Siamo in gruppo di 7 ragazze di cui 5 col game over fra 3 sposate e 2 fidanzate ufficialmente da 8 anni , una che dopo aver fatto come me per due anni sta uscendo da sei mesi con lo stesso ragazzo e dulcis in fundo eccomi qua, il pomo della discordia. Solo che non era serata per farle capire quanto fossero acide e represse, che stavo meglio io a leccare fighe che loro a prendere del cazzo sterile. Non lo volevo dire troppe volte, ma davanti allo specchio guardandomi negl occhi, non potevo ammettere che davvero il mio gruppo di amiche storiche non aveva la vera e reale consapevolezza di quello che mi stava succedendo. Nessuna c'era mai passata o aveva avuto amicizie con altre ragazze lesbiche perciò temevo che associassero la cosa ad una sbandata, a troppe storie finite male e che fossi una brava attrice a farmi vedere felice. Ma non solo con loro, questo era il pensiero di un pò tutti. Per fortuna non dovevo rendere conto a nessuno abitavo nel mio nuovo monolocale ed a denti stretti riuscivo a farcela, libera di essere e fare quello che mi sentivo davvero per la prima volta dopo tanto tempo. La svolta avvenne quando Sonia si avvicino dal nostro lato del bancone per scaricare una cassa di vuoti di vetro e vedendo che faceva ovviamente fatica , col piede in quelle condizioni, mi proposi istantaneamente di darle aiuto, che accettò facendomi stampare un sorriso che sembravo jim Carrey nel film cult degl'anni '90 "The Mask".

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